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Alcune poesie

Ode al fagiolo di Sorana

Nel fiasco nudo

e gorgogliante

ti sussurra l'aglio

e salvia t'accarezza

granellino di fiume

color di marmo

e delle nuvole

nel tuo bagno

intinto di Toscana

cantano in bocca

novelle antiche

canta la sapienza

dell'occhio

e della mano

piccolo forziere

rosario benigno

per santi e mascalzoni.

Notte di vento, tesoro mio

Ninna nanna ninna notte
se non dormi saran botte
ninna notte ninna luna
come te non c'è nessuna…
e il biancospino fiorisce
di fianco al cipresso
notte di vento, tesoro mio
e stelle ballerine
in questa terra nostra
velata all'incanto
dei tuoi occhi bambini
germogliante allo sgranare
di queste mie parole
ricolma di profumi
come un'antica madia.
Saranno di scoglio
i tuoi passi nel tempo
e di marmo, aghi di pino
e foglie di leccio.
Pettinerai boschi e maremme
filari e marine
t'affaccerai con meraviglia
al sagrato di mille chiese.
Avrai una fetta di pane
luccicante d'olio
il miele di castagno
e il nostro vino nero
l'aglio la cipolla
profumo d'alloro.
Avrai il tuo cane bianco
e le sue pazze feste
il conforto dei poeti
e magìe dipinte.
Senti la civetta, amore
è ora di dormire
il vento si è chetato
mogia mogia
ruzzola la luna.
Chicco di farro
l'omino sul carro
sul carro chi c'era ?
la feroce Chimera
Chimera che dici?
un piatto di pici.
Ninna nanna ninna notte
se non dormi saran botte
ninna nanna ninna luna
come te non c'è nessuna.

Versi per Edy

Dalla tua finestra
si scorgono ancora
prendere il volo
gli aironi, Edy,
sull’argine dell’Arno…

e girano le giostre
per  bambini cresciuti
sull’ottovolante della vita
e i cavalli freschi di trucco
mordono il freno impazienti
in attesa della prossima fiaba.

La tua meridiana sembra  inutile
sotto la pioggia scrosciante
ma ricorda che il tempo
è un chiodo trafitto
sul muro dell’anima
e il tubetto del rosso
si va seccando
come il ricordo dei vivi
come il ricordo dei morti.

Sognasti città invisibili
sul lenzuolo vergine
del  congedo
ma ad occhi aperti
con  pena piccola nel sorriso
temperando la matita
per l’ultimo disegno.

Dalla tua finestra
si scorgono ancora
prendere il volo
gli aironi, Edy,
sull’argine dell’Arno.

Curriculum vitae (per Cristiano)

Funambolo
tra Pulica e Gerusalemme
giocoliere
tra America e  Versilia
tracciatore di sogni
e di segni
dirigibile immaginifico
nel cielo di Toscana
davanti a un quartino rosso
col Fucini
e a un daiquiri
con Hemingway
bastardo maledetto
mondo impestato
io t’ inchiodo
con la penna
ti rivolto con un sorriso
uno sberleffo
bacio
tutte le donne del mondo
vado in culo alle cognate
entro nelle tele bianche
in punta di sandali
e sciabolate
ritrovo Edy sulla giostra
il sorriso di Vittoria
la grinta di Ghila
la balena di Pinocchio
inciampo sui libri
e sui giorni andati
su preti e blasfemi
turisti e baristi
generi e ceramisti
scultori e muratori
una birra ghiacciata
fino all’ultima fermata.

Tu non mi vedi

Non posso credere
che un giorno
i tuoi occhi
possano asciugarsi
che il tranquillo splendore
del tuo sguardo
si spenga nel buio
di una notte senza nome
che la luce del mattino
non trovi al suo risveglio
le ali del tuo viso
e fugga via dal cuscino
che ti vide posare.
Non posso credere
che sera
scenda anche per te
per le pupille chiare
per le ciglia ridenti
per la sottile palpebra
che contiene a stento
il  piccolo oceano
del tuo pianto.

Elisabeth Cuthbert

O finestra dei ricordi
dell’attesa e dello sparo
quando solo desiderio
è un filo di lana
e strappo del tempo e trionfo
ignorando che il portento
è la corsa
non il gradino più alto
è il prodigio del corpo
non la moneta d’oro.
E io vi dico
che si vola lontano
con gambe di pietra
tenendo per mano
il senso della vita
e quello della fine.

Ma un giorno mi alzerò
oh sì, accadrà in un istante
sciogliete allora cavalli e levrieri
liberate gazzelle
e al mio richiamo
seguitemi correndo.

La danza

Calligrafia dello spirito
sospensione del tempo
ho inteso che il corpo
s’invola e muore
e rigermoglia
nella sequenza dell’attimo
belva e folle
alla sorgente del seno
modulando i tendini
sulla tela di luce
in attesa di angeli
stanati dalle ombre.
E sulla terra
anelata e fuggita
viene scolpito il porto
e il salpare veloce
verso isole di silenzio
ammantate di grazia.

Mandala

Solo in apparenza
sfiorì la nostra rosa
pallida e solitaria
nella galassia esplosa
dipinta quasi d’aria
nel centro si sposa.

Solo in apparenza
sfiorì la nostra rosa.

Naviganti

Naviganti no
ma fummo tentati.
Ci cambiò rotta
forse
la malinconia dei tramonti.
Vianti sì
lo saremo sempre.
Non ci pesò il brivido dell'alba
il sonno bruciato
il passo titubante.
Scegliemmo cammini ciottolosi
compagni taciturni
osterie cadenti.
Ci parve avere
suole di vento
con una ragazza al fianco
davanti al portale
di una pieve
all'ombra di un castagno.
Amammo la terra
ma non piantammo
le ruvida pietra
ma non costruimmo.
Ci bastò attraversare
e guardare
in un perenne saluto.

Come brina fuori stagione

Non potrei dire
quale suono o voce
salutò il mio sonno

ricordo
solo un po’ di stanchezza
e le scarpette di raso
nell’angolo accucciate
il letto rifatto
il cuscino ben messo

dal poster
la ballerina
come in volo
leggera leggera

la lampada congedò i colori
e un lungo sospiro
prima di girarmi sul fianco
scivolando nel sogno
di un pendio lieve
verde di capriole.

La larga sottana dai teli d'argento

La regina guarda nello specchio
è triste
si vede bella
si vede vecchia
afferra il pugnale di legno
e si trafigge il petto
si rialza Giulietta
salta la corda
inciampa
sul sorriso di Romeo
scivola
sul sangue di Mercuzio.

Sotto il mantello
è nudo il corpo
lo riveste di voce
e di una linea nera
intorno agli occhi
le labbra sapienti
schiudono parole
e profumi remoti
accompagnano bambini
nelle foreste degli orchi
gli orchi nelle foreste
diventano bambini.

La regina guarda nello specchio
è triste
ma si vede ancora bella
ha dimenticato il suo nome
Miranda Ofelia Antigone
Matilde Nora o Nina?
Poco importa adesso
entra tutto in borsa
pure il pugnale di legno
e la larga sottana
dai teli d’argento.

A parte la vita

A parte la vita
angelo zoppo tra corridoi infiniti
a parte la vita
con i quadri gocciolanti nel vuoto
la mappa sconsolata del viso
a parte la vita
con le bestemmie ai quattro legacci
le nostre risa
tra pioggia e vino
a parte la vita
con le ciabatte rotte
e le mille sigarette
e le cento lettere senza risposta
a parte la vita
con i ghigni sulla creta
i fantasmi seduti sul letto
le poesie accartocciate in tasca
a parte la vita
con i colori mescolati in bocca
il buon cuore delle puttane
il sentore acre dei cessi
a parte la vita
questa tua vita
cara e sporca
come il tuo basco
consunta e sgualcita
come il tuo foulard
questa vita
che più non ti appartiene
ti salutiamo in silenzio
angelo finalmente in volo
testimone pazzo e insonne
dei labirinti senza luce
della nostra impotenza.